cassetti confusi

cassetti confusi
A SCUOLA DALLO STREGONE

sabato 31 marzo 2018

AUGURI JAZZ





Love the one you're with
love your children
in a world without races,
without religions,
without wars...
(It's possible?)
AUGURI A TUTTI !


(Foto by Roberto Polillo: Art Blakey and his wife in Milan 1968)



Art Blakey & Lee Morgan - 1959 - Au Club Saint-Germain Vol1 - 02 Whisper Not






giovedì 18 gennaio 2018

HOT TUNA - BURGERS (1972)



Quattro brutti ceffi a bordo di una fiammante Buick nera dei primi anni ’30, piombata sulla West Coast direttamente da Chicago non si sa come, percorrono una strada che costeggia il litorale illuminato da un caldo sole di primo mattino..

Il sole è uscito stamattina

L'autostrada mi ha mostrato la via

Crepe nella sabbia mi hanno trascinato in mare

Ho lavato via le mie preoccupazioni (…)



I brutti ceffi sono gli Hot  Tuna: Jorma Kaukonen, Jack Casady,  Papa John Creach e Sammy Piazza, la scena è la descrizione dell’immagine sulla copertina di Burgers, album pubblicato nel 1972 dalla  Grunt Records, il primo album di questo gruppo registrato interamente in studio. Felice miscuglio di rock psichedelico di marca ”Jefferson  Airplane, e Starship”, blues, ragtime e country. Terzo album dopo i live “Hot Tuna” (1970) e “First Pull Up, Then Pull Down” (1971). E’ allora chiaro perchè John Henry Creach,  chiamato affettuosamente dagli amici più giovani “Papa” è salito su quella macchina: aveva suonato con Fats Waller  il ragtime e lo swing con Louis Armstrong, ma anche il blues con Big Joe Turner e T-Bone Walker e per lui è naturale improvvisare come un funambolo sulle corde del suo violino.  Il suo modo inconfondibile di suonare un po’ swing, un pò tzigano, oltre al raffinato ed elegante  fingerstyle di Jorma ed il suono del basso possente e incessante di Jack sulla punta delle sue dita, sono particolari aspetti tecnici dell’album che ti rimangono impressi. (Se ti interessa continua a leggere  QUI)

HOT TUNA  - KEEP ON TRUCKIN'




sabato 23 dicembre 2017

IL CALENDARIO DI CASSETTI CONFUSI IN OMAGGIO!



Ebbene si, non pensavo che sarei caduto così in basso, al punto di trasformare un gadget in un post di fine anno. Anche qui, siamo arrivati alla frutta.. però si tratta di un lavoro fatto con le mie mani  ed ho impiegato anche un tot di tempo. Ed è un modo di augurare a chi si avventura da queste parti ogni bene...Il colore del fondo è verde acqua, come una speranza annacquata - ma sempre speranza rimane.. A seguire un'anteprima delle pagine (dimensioni A3) ma vi fornisco il link per il download.









a tutti buone feste!

domenica 10 dicembre 2017

UNA NOTTE CON BIX BEIDERBECKE di MR.HYDE



Un ricordo di Bix Beiderbecke, in mezzo ad altri ricordi estratto da MAGAZZINI INESISTENTI

Per tutta la durata del pranzo, il Maestro ci aveva, per così dire, intrattenuti, descrivendo la sua nuova, fiammante, protesi dentaria. A bocca aperta, continuava a mostrare quel miracolo della tecnologia sanitaria, che non si sa quanto gli fosse costato..Nessuno di noi aveva avuto il coraggio di guardare.. Il Maestro, noto pianista e dispensatore di sorrisi e canzoni di Fred Bongusto o Bruno Martino per  turiste attempate, nei peggiori locali notturni di Firenze e dintorni, era anche noto per la sua taccagneria  e quella enorme spesa avrebbe occupato gran parte dei suoi pensieri e discorsi per chissà quanto tempo ancora…Tuttavia, non so come, un lampo di barbera violaceo illumino’ il suo animo e trovo’ un guizzo di generosità per  invitarci tutti a casa sua a Firenze, quel fine settimana. Avremmo mangiato e dormito da lui… L’appuntamento fu fissato per la mattina successiva alle 8.00 alla stazione – il treno partiva alle 8e30 – il tempo di munirsi di biglietto. Saremmo stati tutti lì puntuali (dovevamo essere in sette..).
La mia badante era anche badante di una anziana signora ex attrice del cinema muto. Forse aveva avuto un’avventura con uno dei fratelli Lumìere (o entrambi)..Era comunque moolto benestante ed abitava in un palazzetto  all’interno di un  splendido quartiere residenziale di Torino. Quella notte la mia badante improvvisò in mio onore una sfilata con gli abiti di scena custoditi dentro un grande armadio di legno nero, uno dei tanti dentro quella grande casa, dove si ascoltava ancora musica con il grammofono, da vecchi, spessi, dischi in vinile Noi, invece, ascoltavamo musica da un giradischi provvisto di casse acustiche: consumammo Led Zeppelin III, persi dietro l’assolo di Page in  “ Since I've Been Loving You”; “The Dark Side Of The Moon” dei Pink Floyd, “Waiting for the Sun” dei Doors , “Selling England by The Pound” dei Genesis;  ed una molteplicità di LP mai dimenticati .                                                   
Il battere spettrale dell’orologio a pendolo mi sveglio’ alle tre, uscii dalla camera e mi recai nel freddo, buio soggiorno, arredato in stile “dannunziano”, dove avevo intravisto quei vecchi 78 giri. Sedetti su una poltrona vicino al tavolino con sopra il grammofono e da un ripiano estrassi alcuni di quei dischi. Ne presi uno in mano e lessi nell’etichetta: (..... ) 
[Se vuoi saper come è andata a finire, leggi pure QUI ]








martedì 28 novembre 2017

HERBIE HANCOCK E LA SOUNDTRACK DI BLOW UP (L'ALBUM DEL 1966) di Mr.Hyde


Chi non ha visto o sentito parlare di “Blow-Up”  famoso  cult movie ambientato nella Swinging London degli anni 60? Michelangelo Antonioni, il regista appassionato di jazz, per aggiungere la soundtrack  chiamò l’allora ventiseienne Herbie Hancock che accettò con entusiasmo e si recò immediatamente a Londra, dove assistette alla prima assoluta. “Oh, merda, pensai, seduto nel buio. Di cosa parla questo film? Come potevo scrivere la colonna sonora, se non ci avevo capito un’acca?” (*) Ecco: fu questa la prima reazione di Hancock.

Per i curiosi, continuare a leggere QUI

Ricordo che il 2 ottobre 2017, in occasione del 50° anniversario della vittoria al Festival di Cannes, il capolavoro di Antonioni è tornato nelle sale in versione restaurata. Vale la pena di vederlo o rivederlo.




sabato 27 maggio 2017

INDOVINA CHI VENNE A CENA - RACCONTO DI UNA JAM SESSION ETILICA..

INDOVINA CHI VENNE A CENA, CON JAM SESSION
(Mr.Hyde su MAGAZZINI INESISTENTI)





Quella sera avevamo organizzato una cena con  Mario, il nostro padrone di casa che avrebbe anche provveduto  a procurare da mangiare a da bere. Si presentò con  un borsone, la cassetta degli attrezzi da falegname ed una quantità interminabile di bottiglie: dal Barbera al Nebbiolo, al vino speciale di sua produzione, ed una bottiglia di grappa ereditata dal nonno che aveva fatto parte della gloriosa Brigata Taurinense durante la Grande Guerra, da stappare nelle grandi occasioni. Dentro il borsone c’era  una pentola con del sugo ai funghi porcini, tagliatelle fatte in casa, un contenitore con  porcini e carne a spezzatino  e, sontuosa conclusione, un altro pentolone con della “Bagna Cauda” e verdure da intingervi, talmente “strong” da fare risvegliare tutti i gatti del cortile che, in un attimo, ci trovammo lì,  a gironzolare eccitati sotto il nostro balcone a miagolare attirati dall’intenso odore di acciughe ed aglio, invadente e tenace, come le impronte violacee del vino che lasciarono i  fondi dei bicchieri posati sui ripiani di legno di tavoli, sedie, mensole e sul pavimento.
Festeggiammo il trasloco “forzato” da un altro alloggio di sua proprietà: da lì Mario ci aveva letteralmente sbattuti fuori, approfittando della nostra assenza per chiudere la nostra roba dentro scatoloni e portarla via…Lui aveva questo “simpatico e approssimativo” modo di comportarsi. Si giustificò dicendo:- Mio figlio si sposa, avevo bisogno dell’appartamento-. La cosa ci dispiacque, se non altro per il tempo che avevamo perso a riempire le pareti con  murales che simulavano gli interni di una nave, tuttavia, nel cambio, a parità di  canone d’affitto, ci era andata bene: l’alloggio era grandissimo, c’era anche un ampio soggiorno dove poter suonare. Si trattava di case popolari  costruite  nel 1925, con cortile interno alberato,  che si affacciavano su  corso Racconigi e corso Peschiera, di fronte all’ex Stabilimento Lancia. Ricordo benissimo che uscivo dal cancello di casa ed avevo un meraviglioso mercato rionale a portata di mano, dove vendevano praticamente tutto. Mario, mobiliere, ex partigiano, andava in giro vestito da straccione ma era pieno di soldi e si diceva che l’enorme sotterraneo risalente ai tempi di Pietro Micca, sotto il suo negozio fosse pieno di mobili e di bottiglie di vino..Un mito. Di noi solo Silvio aveva avuto l’onore di entrare dentro quel luogo fantastico, testimone di interminabili jam-session, durante le quali si suonava e si beveva, si beveva e si suonava… Silvio, prossimo al diploma  di clarinetto “classico” ma innamorato del jazz, mi parlava in continuazione dei suoi preferiti: Sidney Bechet, Benny Goodman, Tony Scott e i sassofonisti Coleman Hawkins, Lester Young, Charlie Parker e John Coltrane e poi di Bix Beiderbeke, Louis Armstrong, Dizzy Gillespie e Miles Davis, di cui non apprezzava la svolta elettrica. Eravamo affascinati dalla figura e dalla voce di Billie Holiday, la potenza del blues di Bessie Smith, la genialità degli arrangiamenti di Duke Ellington e dalla originalità di Thelonius Monk e Charlie Mingus..
Mario raccontava di aver girato da giovanotto per le balere del Piemonte suonando  con la sua orchestra e prediligeva un repertorio swing  fatto di Standard, Ballad, aggiungendo qualche Tango e  molta Mazurca… Dopo cena, ci spostammo in soggiorno, e lì estrasse dalla cassetta degli attrezzi il suo Clarinetto, scelse un’ancia fra le numerose sparse tra chiodi e bulloni, la inserì nel beccuccio, accordammo gli strumenti, per quel che fu possibile, e partì con  un disperato Saint Louis Blues,
Ah hate tuh see dat ev'nin' sun go down,
yes, Ah hate tuh see dat ev'nin' sun go down,
et makes me think  Ah'm on mah las' go 'roun'(…)
Ah, odio vedere il sole che tramonta la sera..
Mi fa pensare che è anche il mio ultimo giro..
..Io e Silvio lo seguimmo per tutta la notte con due chitarre. Suonammo Dinah con un tempo molto rallentato, rispetto a quello stratosferico di Diango Reinardth,  Petit Fleur  di Sidney Bechet, che era il suo cavallo di battaglia, e poi anche Amapola I'm in the Mood for Love, Embraceable You, alquanto lontana dalla versiona suonata da Bird e dal giovane Miles, però in chiave molto confidenziale…
Embrace me, my sweet embraceable you
Embrace me, you irreplaceable you
Just one look at you
My heart grows tipsy in me
You and you alone
Brings out the gypsy in me..
Verso le due di notte Silvio, l’unico di noi che conosceva veramente dove stesse di casa la musica, riuscì a strappare di mano lo strumento a Mario ormai completamente obnubilato, e lo fece finalmente suonare! (lo strumento). Un diavolo di blues violaceo s’impadronì di lui:

 I woke up this morning just 'bout half past four
Hesitation blues was knocking on my door
Tell me, how long, do I baby, have to wait
Can I let you know?
Why must I hesitate?

Chi ha ascoltato la versione acustica di Esitation Blues  suonata da  Jorma Kaukonen, sa che parte con un incedere da lento ragtime,  come lo suonava il  reverendo Gary  Davis, ad un certo punto s’impenna e il chitarrista degli Hot Tuna comincia a correre come un treno spinto dal possente basso di Jack Casady. Così fece Silvio con il clarinetto: ebbe un moto di ribellione verso suoi studi classici e si abbandonò ad una lunga e serrata improvvisazione swing: le sue note fluide, taglienti, cristalline come quelle di un flauto traverso, riempirono la nostra miseria per qualche minuto e  inseguendole con il pensiero abbiamo superato la velocità della luce insieme a chi le aveva create.. Poi il blues scese lento su Mario che russava, in “quattro quarti”... Ad un certo punto abbiamo esaurito, insieme al repertorio, tutto quello che c’era da bere, compreso il vino della raccolta personale, che aveva una densità molto vicina a quella dello sciroppo e la grappa del nonno alpino che uccise completamente le nostre ultime risorse mentali..
Per casa gravitavano ancora studenti, musicisti, insegnanti, pittori e qualche topo notturno. Dentro c’era una fitta nebbia.. Alcuni di loro si fermarono a dormire, altri andarono via diretti al “Capolinea del n.8”, ad ascoltare il gruppo Aldo Rindone e Guido Scategni, o in qualche altro posto a bere, forse a gironzolare senza meta nell’attesa di schiarirsi le idee.
 Arrivò con il giorno il sabato ed insieme, Fausto, che era venuto per lavare la sua “Lambretta” e mangiare a sbafo. Faceva il postino, ma non ci ha mai portato una lettera, una cartolina, un vaglia postale. Aveva portato finalmente una bottiglia di vino che quella volta bevve tutto da solo.


[Mr Hyde]