cassetti confusi

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A SCUOLA DALLO STREGONE

domenica 19 luglio 2015

LA FINE, L'INFINITO E LA MUSICA CHE ASCOLTEREI

(   Sottotitolo: disquisizioni  ispirate dal post di Evil Monkey del 23 giugno 2015 intitolato  "Attorno alla Fine"




   1) Mio padre  insegnava matematica e fisica alle scuole superiori e dava lezioni private agli universitari di qualsiasi  facoltà. Amava molto quelle materie e gli piaceva approfondirle. Era appassionato di insiemistica, di giochi matematici, di astronomia. Era affascinato dal  Big Bang,  dai Buchi Neri , dalle Supernovae, e su questi argomenti  aveva letto e raccolto  un buon numero di pubblicazioni.  All’età di sessant’anni gli fu diagnosticato un tumore che, nel giro di pochi mesi, ce lo portò via. Implacabilmente. In questo brutto periodo, però, trovammo modo di stare insieme tutta la famiglia, confluita da varie parti d’Italia a Bologna dove lui si sottoponeva a visite di controllo e sedute di chemioterapia. Un periodo in cui lasciammo da parte ciascuno la sua storia, per viverne una molto più importante insieme e fu un percorso che, nonostante le triste circostanza, ci arricchì di ulteriore affetto e fu pretesto per interessanti discussioni. Fine e Infinità  si rincorrevano nei nostri discorsi, fra materialismo e spiritualismo. Fu in quell’occasione che conobbi l’Albana, e il Nocino a fine pasto, e imparai molto sui miei genitori e miei fratelli: questa cosa mi migliorò abbastanza.

una supernova

“Il mostro più vicino lo incontriamo al di là dell'ultima orbita planetaria del sistema solare. Si muove pigramente nel buio dello spazio cosmico, a una distanza di circa due anni luce, la metà di quanto dista da noi la stella più vicina. Non splende, perché non emette luce e quella che riflette dal cielo stellato che lo circonda è troppo debole per farlo individuare agevolmente. Se un astronauta gli si avvicinasse lo scoprirebbe solo vedendo profilarsi una zona scura sullo sfondo del cielo scintillante di stelle: una sagoma nera che crescerebbe continuamente fino a coprire tutto il cielo. Solo illuminandolo da una brevissima distanza, mentre sta per posarvisi sopra, comincerebbe a distinguere la sua superficie, formata da un materiale vetroso, spesso liscio, col quale si mescolano frammenti di altri materiali più duri e più scuri. Lo strano corpo non ha la massa di un pianeta, neppure di uno di quelli più piccoli, come la Terra; non ha neppure un grande diametro, appena qualche decina di chilometri. Troppo grande per essere polvere, troppo piccolo per essere un pianeta, troppo freddo e oscuro per essere una stella, si direbbe solo il relitto di un grande naufragio cosmico. Dalla sua superficie si vede lo stesso cielo che vediamo dalla Terra ma senza la Luna e i pianeti. Le stelle sono le stesse e ugualmente distribuite secondo le varie costellazioni ma ce n'è una in più, giallognola e brillantissima, più luminosa di Sirio, che illumina più vivamente delle altre la livida superficie dell'astro. Quella stella è il Sole, ridotto a un punto luminoso ma del quale il corpo sente ancora l'attrazione, più di quella esercitata su di esso da qualsiasi altro corpo dell'universo.”..
Da “I Mostri del Cielo “ di Paolo Maffei (1976)

H.G. Giger  - litografia 1992

 2)    Gli astronomi si muovono  con grande facilità fra galassie, corpi celesti e buchi neri, quasi avessero  un  modello tridimensionale dell’Universo a portata di mano. Hanno anche risolto il problema delle sue enormi dimensioni usando invece che unità di misura spaziali,  unità di spazio-tempo come l’anno luce che riduce la scala di riferimento. Ora anche le sonde lanciate nello spazio 10 anni fa  cominciano a mandare foto di pianeti del nostro sistema solare e immagini di galassie lontane che sembrano più alla portata di mano… Tuttavia è quando si parla delle periferie dell’Universo che tutte le nostre sicurezze cominciano a vacillare. E’ più facile definire la fine dell’Universo  o risolvere la questione affermando che non ha limiti? A questo punto  usciamo dall’astronave della dottrina, della scienza esatta, dell’ infallibilità della fisica cominciando a vagare nello spazio dei dubbi e delle incertezze cercando di non allontanarci troppo , evitando che il cavo di collegamento si spezzi, lasciandoci alla deriva in un mare buio e silenzioso, in balìa di piogge di meteore e di algoritmi. L’uomo è solamente in  quello che riesce a capire e non può andare oltre questa sapienza e per quanto sia immenso il suo sapere, questo  sarà sempre limitato. Allora, se la fine è il punto estremo  di  un percorso,  tanto più ci avviciniamo con la nostra percezione a questo estremo, tanto più sarà completa e piena la sua conoscenza. Questo avvicinarsi  alla conoscenza completa dobbiamo  immaginarlo però come un processo asintotico, ossia un avvicinarsi indefinitamente ad un  punto senza mai toccarlo. Perché?  Perché la fine, per definizione,  è un’assenza di segnale e allora è contraddizione definire come  ente una mancanza. Più ci avviciniamo alla fine, più questo concetto si allontana verso l’infinito. Paradossale, vero?

H.G. Giger  - litografie 1992

3)    Il giovane Arthur Gordon Pym,  sfuggito al naufragio della baleniera Grampus  viene salvato  e caricato su un’altra nave , la Jane, diretta in esplorazione  verso i mari del Sud. Succede che anche questa nave  attraversa una serie di peripezie  e il suo equipaggio viene catturato e quasi tutto sterminato  da una tribù di indigeni. Il giovane Arthur  racconta di essere sfuggito  agli indigeni  insieme ai suoi compagni di viaggio sopravvissuti e continua l’esplorazione  con loro su  una canoa in direzione Sud, in cerca di salvezza. In realtà è un viaggio verso la fine, un inquietante  graduale passaggio dalla luce al buio, descritto attraverso il minuzioso diario di bordo  tenuto fino all’ultimo giorno. 
H.G. Giger  - litografia 1992


 “L'oscurità era diventata ancora più fitta, alleviata soltanto dal bagliore dell'acqua che rifletteva il sipario bianco calato davanti a noi. Uccelli  giganteschi, d'un bianco livore, sbucavano incessanti da dietro al velo, urlando l'eterno Tekeli-li! e sottraendosi alla nostra vista. A questo punto Nu-Nu, sul  fondo dell'imbarcazione, si scosse, ma toccandolo ci accorgemmo che aveva reso l'anima. Stavamo ormai per precipitare nell'abbraccio della cataratta, dove un abisso si spalancò per accoglierci. Ma ecco levarsi sul nostro cammino una figura umana velata, di proporzioni ben più vaste di qualsiasi essere umano. E il colore della pelle della figura era del bianco assoluto della neve.”
( da ”Il racconto di Arthur Gordon Pym”  di Edgar Allan Poe – 1838)

H.G. Giger  - litografie 1992
Ecco i titoli dei brani della mia playlist pre-finale:
                
                    1) E.S.T  E..Swensson -from Gagarin's Point of View-LP: ("From Gagarin's Point of                         view") 1999 ACT
2) Hellborg, Lane, Selvaganesh [SWE] - Aga of the Ladies - from  “Good People in Times of Evil” (2000);
3) Soft Machine - Out-Bloody-Rageous - from "Third" (1970) CBS ( framm.);
4) Joe Zawinul - In An Island Way  from "My People” (2005) EFA Medien GmbH;
5) Jean Luc Ponty - Twenty small cigars – from King Kong music by Frank Zappa (1970) Liberty;
6) Miles Davis – Fall from “Nefertiti”  (1968) Columbia; (music By  W.Shorter,  H.Hancock e T. Williams);
7)  Ambrose Akinmusire – Aroca -  from “Prelude to Cora” (2008) Fresh Sound New Talent; 
8) Oregon –Beneath  the Evening  Sky - from "45th Parallel" (1989) CBS;
9) Ektar Instrumental Quintet - Kerti zene ötnegyedben - Garden Music in 5-4 da Kontrapunky (2014);
10)  Brother Jack McDuff  - Yellow Wednesday da "To seek A New Home" (1970)  Blue Note;
11) Bobby Hutcherson – Manzanita –from “Linger Lane” (1975) Blue Note;
12) John Zorn – Suicide Waltz - from “Filmworks XIII : 2002 Volume Three - Invitation To A Suicide (2002) Tzadik;
13) Jack Dejohnette –Music in the Key of Om (2003) Golden Beam  (una parte)



12 commenti:

Alligatore ha detto...

Quanti pensieri, suggestioni, personaggi, cose, parole... sempre in forma.

m4ry ha detto...

Già, quanti pensieri...alcuni molto personali. E non posso esimermi dal fare una riflessione sulla vita che quasi sempre ci toglie e ci dà...quasi come se quel toglierci sia necessario per insegnarci qualcosa o farcene cogliere il senso. Molto suggestivo il brano in testa al post e che scorre anche ora, mentre ti scrivo. Tornerò con calma a prendere i titoli della tua playlist..mi hai incuriosita. Ti abbraccio, e grazie per questo meraviglioso post.
p.s. Anche io sono sempre stata affascinata dai buchi neri, fin da quando ero bambina. Mia mamma mi aveva trasmesso un grande amore per la scienza...e i buchi neri mi affascinavano per il loro senso di infinito e mistero. Quando dicevo a mia mamma che le volevo bene, lei mi chiedeva : "quanto?", e io le rispondevo : "quanto un buco nero!".

mr.Hyde ha detto...

@ Alligatore:
..deliri dovuti ad una temperatura prossima ai 38°..Grazie amico mio.

mr.Hyde ha detto...

@ Mary:
Belle le tue conclusioni.La vita toglie però in compenso qualcosa ci lascia, ci paga.In quella occasione ho capito che la morte è più crudele con le persone sole, e che si trova spiazzata di fronte agli affetti.Si, proprio di fronte agli affetti che divorano energia come i buchi neri..Grazie mille per il tuo apprezzamento.Un abbraccio.

Santa S ha detto...

La matematica e la memoria non vanno d'accordo... Un omaggio molto bello a tuo padre con questo tuo ragionare sui principi e la fine o trasformazione delle cose...

Berica ha detto...

In questi giorni di "fine del mondo" come lo credevo, di caldo senza fine e di anniversari tristissimi (assassinii di Paolo Borsellino e Carlo Giuliani),
una citazione di Giovanni Falcone:
“La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine. Spero solo che la fine della mafia non coincida con la fine dell'uomo.”

mr.Hyde ha detto...

@ Santa S:
Questa tua affermazione merita una riflessione approfondita.E penso anche che ci sarebbe da perdersi, perchè se considero la matematica come il risultato di una sequenza logica come i passi di una memoria,e quindi in accordo con essa, cosi le formule "aride" che la rappresentano non possono contenere tutto quello che la nostra fantasia è in grado di elaborare.Grazie.

mr.Hyde ha detto...

@ Berica:
In questi giorni da Apocalisse civile la mia tendenza è di scappare da questo mondo e penso che questo si sia capito. Per cui ti ringrazio per la citazione di Falcone così saggia e dura e pertinente in questi giorni in cui la memoria del suo amico viene infangata da gentaglia senza valore, citazione che bruscamente mi fa fare un immediato viaggio di ritorno sulla Terra, purtoppo. Un abbraccio.

Evil Monkeys ha detto...

Ciao Hyde, grazie intanto.
C'è poco da fare, migliaia di anni di evoluzione, di acculturamento, di scienza e filosofia, non ci hanno guarito dalla paura della fine. La "fine" è ancora il fantasma con cui dobbiamo fare i conti. Che sia definitiva, o anche solo transitoria, l'interruzione di un'abitudine, di un lavoro, di un'amicizia, di un amore (ahi ahi ahi...) ancora ci spiazza, ci lascia disorientati, scompensati. La musica a volte aiuta a riempie quei momenti, a volte no.
La realtà è che ci sono parti di noi che si svuotano e nulla le può riempire, se non il tempo; che in questi momenti è lento. E allora almeno utilizziamolo per guardare in faccia il nostro fantasma, per riconoscerlo, per memorizzare bene quei momenti perchè, ahimè, certo si ripeteranno. La seconda, la terza volta, avremo almeno la piccola consolazione di sapere come va a finire. Che paradosso, eh? come va a finire questa questione della fine? Ma i paradossi sono giàillustrati nel tuo post, a cui "mi accodo".
Concludo con una convinzione personale: diffidiamo da chi dice "certe cose non finiscono mai, ma si trsformano solo". Tante cose finiscono. Punto e basta.
Ciao, un saluto!

mr.Hyde ha detto...

@ Evil Monkeys:
Ringrazio te per gli spunti che mi hai offerto,(non solo in questa occasione)e ci sarebbe ancora molto da dire. E’ un discorso alquanto difficile da affrontare.Avrei forse dovuto parlare dei momenti che precedono la fine, il degrado, la deriva. Avrei potuto parlare della tristezza che si prova a vedere che, per ciascuno di noi , l’unica sicurezza è un tuffo nel nulla senza nemmeno poterlo percepire. Mi sono concentrato molto sulla musica da proporre, il cui mood fosse vicino a quello che pensavo e raccontavo.Il disincanto di “Fall” di Davis che propone un tema che si ripete senza soluzione di continuità (molto vicino a quello che ho cercato di descrivere), l’amara ironia del “Suicide Waltz” di Zorn, l’idea del veleggiare nello spazio che mi dà il vibrafono di Utcherson, la calda nenia finale di Dejohnette sulla chiave dell OM, che mi mette in pace con il mondo… Ma ho iniziato dalla fine il discorso sulla fine...(ops)
Grazie ancora, a presto.

Haldeyde ha detto...

Tanta roba, in questo meraviglioso post. Grazie di averla condivisa.

mr.Hyde ha detto...

@ Haldeyde:
Grazie a te per avere letto, l'argomento è un pò impegnativo..
Passati una bella estate!